Torcitura di quattro corde costituite da coppie di budelli di agnello

 

Esistono vari sistemi di torcitura, che consentono di ottenere corde di budello con caratteristiche diverse.

Quello più semplice consiste nel fissare un fascio di budelli da un capo ad un piolo del telaio e dall'altro ad un gancio, che tramite un motore o una manovella si farà ruotare fino a che si raggiunge il grado di torcitura desiderato: una corda poco ritorta è più resistente e adatta a fare cantini, una molto ritorta è più fragile ma più sonora perché più morbida, dunque adatta a corde di budello basse, che essendo grosse e dunque tendenzialmente più rigide tendono a divenire afone.

Per le corde basse è tuttavia preferibile, secondo quanto consigliano le fonti storiche, la stessa tecnica con cui si realizzavano le funi in canapa, che consisteva nel torcere in un senso due o più budelli accoppiati, e successivamente nel commettere insieme vari capi così ottenuti nel senso opposto, per ottenere una fune auto-serrante, che non si disfaceva una volta tagliata; le corde in budello ottenute con tale procedimento sono molto rugose se non rettificate, ed erano chiamate "cordoncini" dai cordai romani (sono state da studiosi e cordai erroneamente identificate con le Catlines, che invece Thomas Mace descrive come lisce anche senza levigatura).

Le Catlines, corde prodotte a Bologna ed esportate in tutti i mercati europei tramite Venezia, presentano una particolare torcitura che è stata riscoperta da Cordedrago, e consente effettivamente di ottenere un prodotto perfettamente commesso e levigato, proprio come descritto da Mace, adatto soprattutto al registro intermedio.

Cordedrago ha tuttavia studiato anche altri metodi più complessi, sempre ispirati alla torcitura della canapa, per rendere morbidissime e dunque molto sonore perfino le corde in budello nudo più grosse: ad esse si è dato arbitrariamente il nome di "Cordoni", termine del resto usato anche dai cordai romani (che probabilmente adottavano una tecnica analoga).

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