I Cantini di Napoli sono corde di straordinaria resa acustica per gli acuti, caratterizzata da un suono ricco ed espressivo.

Il segreto di tale sonorità deriva - come ho potuto constatare personalmente e grazie alla collaborazione di amici musicisti - dall'utilizzo di budelli interi, non tagliati in strisce come nel caso delle Minikins, perché il budello intero nelle corde montate sullo strumento risulta teso solo per metà, a causa della sua struttura curva (la parte interna del budello è notevolmente più corta di quella esterna alla curva), cosicché la parte meno tesa rende la corda più "aperta", non ostacolando l'oscillazione in fase di vibrazione, e rendendo pertanto il suono più morbido e ricco.

Si tiene qui a sottolineare il fatto che, almeno per quanto mi risulta, sono l'unico ad utilizzare budelli interi per i cantini, impresa quasi impossibile, se non si adotta un'essiccazione perfetta e se non si curano tutte le fasi di sgrassatura in maniera maniacale. 

E' stato infatti grazie a importanti innovazioni attuate nel corso del 2017 che sono riuscito a perfezionare la fase di essiccazione delle corde tramite un attrezzo progettato ad hoc, in modo tale da ottenere il perfetto incollaggio dei singoli budelli ed una maggiore resistenza.

Si è deciso dal 2018 di unificare le Catlines di Bologna con i Cantini di Napoli, perché si tratta sostanzialmente in entrambi i casi di corde costituite da budelli interi finissimi (i cosiddetti "fili") ritorti insieme (le mie Catlines originali erano in realtà commesse in maniera più raffinata, ma ho riscontrato che tale procedura è del tutto superflua per la resa acustica, oltre a necessitare più tempo di lavorazione e quindi costi maggiori per il cliente).

Nonostante il rigore nella selezione della materia prima e nella realizzazione della corda, non si può tuttavia garantire con certezza l'effettiva durata dei Cantini di Napoli, come del resto testimoniano moltissimi esempi iconografici in cui il violino presenta il cantino rotto (un metaforico memento mori), pertanto si consiglia l'acquisto di queste corde principalmente per registrazioni o per studio, data l'alta qualità acustica, ma si declina ogni responsabilità sull'eventuale rottura nel corso di concerti.

Ovviamente quanto detto non riguarda l'utilizzo dei Cantini di Napoli come seconde o terze corde, dato che la tensione in tale caso è nettamente inferiore e non ci sono dunque problemi di resistenza alla trazione.

Per chi volesse avere maggior garanzia di durata dei cantini può optare in alternativa per le Minikins, che, pur essendo anch'esse in budello di agnello, sono più resistenti, essendo costituite da strisce tagliate, pratica vietata a Roma e Napoli, ma ampiamente utilizzata altrove, particolarmente in Germania.

Infine, per chi volesse un cantino affidabile per durata e resistenza, oltre che di minor costo, può utilizzare le Ritorte di Salle.

Nel caso invece che si intenda comunque utilizzare i Cantini di Napoli, si consiglia di allentarli di un tono nei periodi in cui non si utilizza lo strumento, ed eventualmente di montarli interi sul violino, ossia non tagliati a metà, formando una matassina con la parte eccedente che esce dal pirolo, in modo da poter tirare una tratta di corda in caso di rottura, come si osserva in vari esempi iconografici (per mia esperienza la corda non si danneggia, nonostante il passaggio nel pirolo).

I Cantini di Napoli sono, come già detto, corde destinate alla nota più acuta di vari strumenti a pizzico e ad arco, in particolare a violinoviolaviola da gambaliuto, arciliuto, chitarrone o tiorba e chitarra barocca, oltre che a strumenti medioevali ed etnici.

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